
La storia della Mozzarella di bufala campana ha origini antiche. Furono i Re Normanni, intorno all'anno Mille, a portare il bufalo nel continente dalla Sicilia, dove era stato introdotto dagli Arabi. Fin da allora il latte delle bufale campane è stato destinato alla produzione della mozzarella. Ma la prima testimonianza scritta in merito risale al XII secolo, e si deve ai monaci di San Lorenzo in Capua, che usavano offrire una 'mozza' o 'provatura' ai pellegrini che si recavano ogni anno in processione al loro monastero. Il termine mozzarella rimanda alla tecnica originaria di lavorazione di questo formaggio, che prevedeva la 'mozzatura' a mano, tra indice e pollice, della pasta filata.
Il più delle volte la Mozzarella di bufala si consuma fresca, e in tal caso si accompagna bene a vini giovani e dal sapore asciutto, come il Falerno del Massico Doc e altri della zona flegrea. Quando invece è utilizzata in cucina, va tolta dall'acqua e tenuta per alcune ore nel frigo, affinché possa separarsi dall'acqua in eccesso e guadagnare la giusta consistenza.

Sulle confezioni di mozzarella di bufala campana Dop viene apposto per legge il bollino blu comunitario distintivo per le Dop e il logo del consorzio di tutela sopra raffigurato.