
La stupenda Orvieto, che si stende sui rilievi collinari alla destra e alla sinistra del torrente Paglia, è l'epicentro di una delle zone vitivinicole umbre di maggiore rilevanza storica ed economica. La produzione del vino orvietana risale a tempi antichissimi, quando i primi abitanti della città, gli Etruschi, intuirono che il tufo, caratteristico dell'area orvietana, era favorevole alla conservazione di questo prodotto. Numerosi documenti e aneddoti attestano il gradimento di questo vino nei secoli scorsi: il poeta Gabriele D'Annunzio lo definì "sole d'Italia in bottiglia" per la fragranza, la forza e il colore; Papa Gregorio XVI ordinò addirittura nel testamento di essere lavato con il "vin d'Orvieto" prima di essere sepolto. L'Orvieto Doc viene prodotto in una vasta area viticola che comprende numerosi comuni delle province di Terni e Viterbo: si tratta quindi di una Doc interregionale, che comprende vini bianchi da pasto e da fine pasto nelle tipologie Orvieto, Orvieto Superiore, Orvieto Classico e Orvieto Classico Superiore (la tipologia Superiore prevede un invecchiamento di 4 mesi).
L'Orvieto nelle sue varie tipologie si accompagna a preparazioni come antipasti di pesce, zuppe di frutti di mare, crostacei bolliti e pesce in genere ma anche con carni bianche al forno e formaggi giovani. Viene servito a 10-12 °C, in un calice ampio che si restringe verso l'alto e può essere consumato fino a 2-3 anni dalla vendemmia.
Ogni etichetta deve riportare la menzione della Denominazione di Origine Controllata accanto a tutte le altre indicazioni previste per legge, quali: Regione determinata da cui proviene il prodotto; Denominazione del prodotto costituita dall'abbinamento della varietà di vite da cui proviene il vino e dalla zona geografica in cui tale varietà è coltivata; Volume nominale del vino; Nome o ragione sociale e sede dell'imbottigliatore; Numero e codice imbottigliatore, che può apparire anche sul sistema di chiusura (tappo o capsula) Nome dello Stato; Indicazione del lotto; Indicazioni ecologiche.