
Il Locorotondo è considerato dagli esperti uno dei più promettenti vini bianchi di qualità pugliesi. La valle d'Itria, in cui questa Doc viene prodotta, è dominata dal comune di Locorotondo, agglomerato di case bianche fra le quali si distinguono i trulli, caratteristici edifici con tetto a forma di cono, la cui tecnica di costruzione è stata impiegata anche nelle tombe, di più antica e raffinata esecuzione, scoperte nella piana di Micene in Grecia. In greco antico 'troullos' significa cupola: l'origine greca del nome depone a favore della tesi che vede in questa forma architettonica una derivazione di quella impiegata dai monaci basiliani, di origine greca, nella valle d'Itria nel periodo medievale.
Il Locorotondo Doc si abbina a preparazioni poco strutturate: cozze ripiene di pangrattato e olio al forno, antipasti di pesce delicati, primi piatti di pasta al sugo bianco di pesce, pesci bolliti delicatamente salsati, fritture di pesce azzurro, seppie e polpi in tegame, frittate. Se ne consiglia la degustazione in calici per vini bianchi giovani, a una temperatura di servizio di 10-12°C. Il periodo ottimale di consumo è entro uno-due anni dalla vendemmia.
Ogni etichetta deve riportare la menzione della Denominazione di Origine Controllata accanto a tutte le altre indicazioni previste per legge, quali: Regione determinata da cui proviene il prodotto; Denominazione del prodotto costituita dall'abbinamento della varietà di vite da cui proviene il vino e dalla zona geografica in cui tale varietà è coltivata; Volume nominale del vino; Nome o ragione sociale e sede dell'imbottigliatore; Numero e codice imbottigliatore, che può apparire anche sul sistema di chiusura (tappo o capsula) Nome dello Stato; Indicazione del lotto; Indicazioni ecologiche.