
Le origini del Lambrusco, vino giovane per definizione, sono molto antiche. I Latini chiamavano 'labrusca vitis' un vitigno selvatico che cresceva ai margini delle campagne e che produceva frutti dal gusto aspro. Lambrusco è quindi il nome di un gruppo di vitigni, simili ma non identici, che si sono evoluti con il tempo, dando origine alle quattro Doc dell'Emilia Romagna, tra cui rientra il Lambrusco di Sorbara prodotto nelle tipologie Rosso e Rosato. Rosso, frizzante, versatile, allegro ma con bassa gradazione alcolica: queste sono le caratteristiche che hanno fatto del Lambrusco il vino che meglio caratterizza la regione in cui è prodotto, nonché, dagli anni Settanta, uno tra i più apprezzati vini italiani al mondo. Ma il Lambrusco di Sorbara aveva avuto estimatori eccellenti già in passato: dal poeta dell'Eneide, Virgilio, fino ai duchi Estensi e alla contessa Matilde di Canossa.
Il Lambrusco di Sorbara Doc è un vino versatile che si abbina bene a tutti i piatti ricchi della cucina modenese; è tipicamente indicato per accompagnare paste asciutte di tutti i tipi, zampone, cotechini, bolliti misti o Parmigiano Reggiano e Grana Padano freschi. Il Lambrusco di Sorbara va servito a una temperatura di 12-14 gradi in calici di media capacità svasati (per il Rosso) e a tulipano ampio (per il Rosato), possibilmente entro l'anno successivo la vendemmia.
Ogni etichetta deve riportare la menzione della Denominazione di Origine Controllata accanto a tutte le altre indicazioni previste per legge, quali: Regione determinata da cui proviene il prodotto; Denominazione del prodotto costituita dall'abbinamento della varietà di vite da cui proviene il vino e dalla zona geografica in cui tale varietà è coltivata; Volume nominale del vino; Nome o ragione sociale e sede dell'imbottigliatore; Numero e codice imbottigliatore, che può apparire anche sul sistema di chiusura (tappo o capsula) Nome dello Stato; Indicazione del lotto; Indicazioni ecologiche.