
Il Greco di Bianco è prodotto con una varietà di uva coltivata sulle coste ioniche della Calabria sin dai tempi della Magna Grecia, quando veniva chiamata "aminea", ovvero "non rossa". Furono proprio i Greci, fin dall'VIII secolo a.C., a individuare sui litorali dell'Enotria, che significa terra del vino, le zone vocate alla vite e a dare impulso, con i loro vitigni e con le loro pratiche enoiche, a una ottima produzione. La Calabria offre, inoltre, le prime testimonianze di una imponente e organizzata esportazione del vino verso nord e ovest.
Il Greco di Bianco, per essere gustato in maniera ottimale, va consumato dopo cinque-otto anni dalla vendemmia e oltre, a una temperatura di 10-12°C, in calici di media capacità a tulipano. Si abbina a dolci in genere molto strutturati o consistenti, come quelli a pasta non lievitata con confetture di agrumi e quelli con pasta di mandorle, ma anche piatti a base di fegato d'oca e formaggi piccanti a pasta dura. È anche un vino da meditazione.
Ogni etichetta deve riportare la menzione della Denominazione di Origine Controllata accanto a tutte le altre indicazioni previste per legge, quali: Regione determinata da cui proviene il prodotto; Denominazione del prodotto costituita dall'abbinamento della varietà di vite da cui proviene il vino e dalla zona geografica in cui tale varietà è coltivata; Volume nominale del vino; Nome o ragione sociale e sede dell'imbottigliatore; Numero e codice imbottigliatore, che può apparire anche sul sistema di chiusura (tappo o capsula) Nome dello Stato; Indicazione del lotto; Indicazioni ecologiche.