
Il vitigno Greco è il più antico dell'avellinese, importato dalla Tessaglia. La sua coltivazione si è diffusa inizialmente ai piedi del Vesuvio, dove ha assunto il nome di Lacryma Christi e successivamente nella provincia di Avellino, dove ha preso la denominazione di Greco di Tufo. Deriva dal vitigno 'aminea gemella', le cui lodi sono tessute persino nelle Georgiche di Virgilio. La conferma della sua origine millenaria è data dal ritrovamento a Pompei di un affresco che risale a un secolo prima di Cristo, con una breve poesia, probabilmente di un amante respinto: 'Sei veramente gelida, Bice, e di ghiaccio, se ieri nemmeno il vino Greco è riuscito a scaldarti'.
Il Greco di Tufo Bianco va gustato entro due-tre anni dalla vendemmia in calici di media capacità a tulipano ampio, alla temperatura di 10-12°C. Va abbinato ad antipasti di crostacei bolliti, risotto ai funghi porcini, dentice al rosmarino e olio di oliva, sformati di verdura e formaggi giovani e molli. La versione Spumante, vivace e delicata, accompagna i primi piatti più ricercati della cucina marinara: dalle aragoste alla cardinale, al baccalà alla napoletana, pesci alla griglia e calamari in umido.
Ogni etichetta deve riportare la menzione della Denominazione di Origine Controllata e Garantita accanto a tutte le altre indicazioni previste per legge, quali: Regione determinata da cui proviene il prodotto; Denominazione del prodotto costituita dall'abbinamento della varietà di vite da cui proviene il vino e dalla zona geografica in cui tale varietà è coltivata; Volume nominale del vino; Nome o ragione sociale e sede dell'imbottigliatore; Numero e codice imbottigliatore, che può apparire anche sul sistema di chiusura (tappo o capsula) Nome dello Stato; Indicazione del lotto; Indicazioni ecologiche.