
Sulla base di alcuni reperti archeologici, si può ipotizzare che l'uso della carne di maiale fosse diffuso presso gli abitanti della pianura padana già dall'età del bronzo. L'ipotesi è suffragata dal ritrovamento, in quelle aree, di suppellettili preistoriche frammiste a ossa di animali, molte delle quali erano di suino. La prima vera testimonianza risale, tuttavia, all'epoca romana: si tratta di un ciondolo in bronzo, una sorta di amuleto da appendere al collo, conservato presso il museo civico di Piacenza, raffigurante un piccolo maiale con l'estremità delle zampe ad anello. Nel Medioevo, la conservazione delle carni suine conobbe notevole diffusione in Italia e in Francia, e l'Emilia, in particolare, divenne il centro di questa produzione che, per secoli, rimase limitata all'ambito casalingo. L'attività commerciale vera e propria trovò diffusione in seguito, già a partire dal XIV secolo e, agli inizi del XV secolo, le carni suine del territorio piacentino erano particolarmente ricercate dai commercianti lombardi che, per distinguerle dagli altri salumi meno pregiati, li chiamavano 'roba de Piaseinsa'.
La coppa si consuma generalmente come antipasto, abbinata generalmente con i vini della Doc Colli Piacentini, che ne esaltano tipicamente il sapore.

A garanzia dell'autenticità della Coppa Piacentina Dop, ogni etichetta del prodotto conferito dai soci del consorzio riporta i seguenti contrassegni: la dicitura "Coppa Piacentina Dop" accompagnata anche dal relativo marchio blu comunitario; il logo consortile (rosso con una cornucopia e uno stemma araldico); il marchio dell'ente di certificazione Ecepa.
Dop
.