
L'asparago raccolto nella pianura bolognese ha una lontana e consolidata tradizione: nel 1923 alcuni agricoltori altedesi andarono in Francia, a Nantes, e tornarono con precise nozioni tecniche sull'asparago. Dopo alcuni anni di sperimentazione iniziò la coltivazione intensiva dell'ortaggio. Dopo la seconda guerra mondiale l'asparago-coltura ha ripreso a diffondersi, sono sorte importanti realtà cooperative per la promozione e la commercializzazione di questo prodotto che hanno contribuito all'ottenimento del marchio Igp nel 2002.
Il tradizionale impiego in cucina degli asparagi li preferisce lessati e conditi con olio e sale oppure gratinati o impiegati per frittate, zuppe, creme e risotti. La cottura al vapore è migliore per mantenere inalterato l'aroma e ridurre la perdita d'elementi nutritivi: gli asparagi sono ricchi di fibra, vitamina C, carotenoidi e sali minerali (calcio, fosforo e potassio). A fronte di uno scarso apporto di calorie hanno però la caratteristica di stimolare l'appetito, oltre che essere depurativi e diuretici. Riducendo il ristagno di liquidi nei tessuti sono indicati per chi vuole contrastare la cellulite, mentre sono sconsigliati per chi soffre di disturbi renali, di calcoli, prostatiti e cistiti.
Sulle confezioni di vendita dell' Asparago verde di Altedo compaiono le diciture «Asparago verde di Altedo» e «Indicazione Geografica Protetta», corredate dal logo della Igp.