
La tradizione agrumaria di quest’area è frutto di una secolare pratica che dalle fonti storiche disponibili è fiorente già nell’anno 1000. In un documento storico di Leone da Ostia si documenta che nel 1003, Melo, principe di Bari, incontrandosi con alcuni pellegrini normanni nell'atrio della Basilica dell'Arcangelo sul Gargano, li spinse alla conquista delle Puglie, e che per mettere in luce la convenienza di tale impresa, sottolineò la ricchezza dei terreni spedendo in Normandia una certa quantità di frutti, tra cui i «pomi citrini» del Gargano, corrispondenti al melangolo (arancio amaro), il quale fino al 1500 era il tipo di agrume che si coltivava in Europa. Sul finire del 1600, secondo la testimonianza di frate Filippo Bernardi, si distinguevano nel paesaggio del Gargano, Vico e Rodi pieni di “agrumi che rendevano i paesani ricchi per il continuo traffico che vi fanno i Veneziani e gli Schiavoni i quali vengono a caricare vini, arance e limoni”. Il prodotto è storicamente legato al territorio del Gargano ed in particolare all’agro di Rodi Garganico in cui è conosciuto col nome dialettale di “Portgall” e da cui, già dalla seconda metà dell’Ottocento, veniva esportato negli Stati Uniti e in Canada viaggiando anche per più di un mese grazie alla sua caratteristica capacità di resistenza. Nel 1870, infatti, Isidoro Tomas aprì un canale commerciale transoceanico con gli Stati Uniti d’America e nel Novecento gli aranci della zona venivano pubblicizzati attraverso l’affissione di manifesti, insieme ai limoni e ai cedri. Col succo dei limoni i Tomas e i Coston fabbricavano a Rodi il rinomato estratto di “poncio”, molto richiesto in Germania. Sempre in questi anni le arance di quest’area venivano trasportati in Dalmazia e a Trieste da otto trabaccoli e da numerosi barconi e venivano smistati in Germania, Austria, Jugoslavia, Ungheria. Oggi la situazione è cambiata: con lo spopolamento delle campagne si è verificato l’abbandono della coltivazione e la vendita dei terreni da parte dei “giardinieri”. La presenza del limone del Gargano, infatti, è legata alla cosiddetta area dei «Giardini d'agrumi» in cui, oltre alle favorevoli condizioni climatiche vi e' una naturale disponibilita' di acqua. Una curiosità: a Vico nel Gargano vige la tradizione secondo cui chi nel giorno di San Valentino stacca un’arancia dal trono del santo e ne ricava il succo, ottiene un potente filtro d’amore!
Il prodotto si consuma fresco o trasformato (succhi, liquori, marmellate, ecc.).
Il prodotto si riconosce dal logo dell’Arancia del Gargano, che è costituito dall’immagine stilizzata di due arance, con rametto fogliato, all’interno di una corona su cui è riportata la dicitura Arancia del Gargano e in basso e al centro la menzione Indicazione Geografica Protetta.