
La diffusione del carciofo nella valle del Sele risale alla fine degli anni '20 grazie alle vaste opere di bonifica e di profonda trasformazione agraria apportata dalla riforma fondiaria, anche se da sempre la presenza di condizioni pedo-climatiche particolarmente propizie ha favorito la coltivazione del carciofo in questa area. Tracce della presenza del carciofo nella piana del Sele sono segnalate già nel 1811 dalle statistiche del Regno di Napoli e nel 1949 dalle memorie di geografia economica del Migliorini. La descrizione più approfondita della diffusione, dell'importanza e potenzialità della coltivazione del carciofo nella Piana del Sele è stata fatta dal Bruni nel 1960, che fa riferimento al carciofo di Castellammare come varietà coltivata, citata in seguito da altri autori come sinonimo della nuova denominazione 'Carciofo tondo di Paestum'. In tempi più recenti il carciofo ha assunto importanza di coltura da reddito, cosa che ha favorito un notevole incremento delle superfici coltivate e una notevole specializzazione in materia da parte dei produttori locali. Il Carciofo di Paestum appartiene alla famiglia dei carciofi di tipo 'Romanesco', ma si distingue rispetto ad altre produzioni carcioficole per le sue innumerevoli qualità e caratteristiche tipiche quali: la grossa pezzatura, la forma sub-sferica e il sapore gradevole, frutto di una accurata tecnica di coltivazione messa a punto dagli agricoltori della Piana del Sele.
A favorire il consumo di questo ortaggio sono i numerosi pregi, tra cui le virtù terapeutiche e salutari dovute al suo contenuto salino e vitaminico: il carciofo contiene calcio, fosforo, ferro, sodio, potassio, vitamine A, B1, B2, C, PP, acido nolico, acido citrico, cinarina, tammino e zuccheri. È quindi un tonico, stimola il fegato, calma la tosse, contribuisce a purificare il sangue, fortifica il cuore, dissolve i calcoli e disintossica. Le caratteristiche organolettiche e morfologiche consentono, inoltre, al carciofo di Paestum di essere molto apprezzato sul mercato ed in cucina, dove viene utilizzato nella preparazione di svariate ricette tipiche e piatti locali come la pizza con i carciofini, la crema e il pasticcio ai carciofi.
Sulle confezioni contrassegnate ad Igp, o sulle etichette apposte sulle medesime, vengono riportate le seguenti indicazioni: a) 'Carciofo di Paestum' e 'Indicazione geografica protetta' (o la sua sigla IGP); b) il nome, la ragione sociale e l'indirizzo dell'azienda confezionatrice e/o produttrice; c) la quantità di prodotto effettivamente contenuto nella confezione, espressa in conformità alle norme vigenti. d) il logotipo indicativo e univoco del prodotto che viene utilizzato in abbinamento inscindibile all'Indicazione geografica protetta. Tale marchio richiama il legame stretto tra il carciofo e il luogo (area intorno ai templi di Paestum) dove è stato per la prima volta coltivato. Il simbolo grafico è, infatti, composto dall' immagine del Tempio di Nettuno sito a Paestum che si staglia contro un cielo di colore cyan e Magenta, dalla dicitura 'Carciofo di Paestum' di colore nero e, nella parte basso/centrata dell'immagine del tempio, dall'immagine di un carciofo.