
La farina di Neccio, attualmente destinata quasi esclusivamente alla produzione dolciaria, ha rappresentato nel corso di molti secoli uno degli alimenti base per il sostentamento delle popolazioni rurali della Garfagnana. L'importanza che il castagno ha avuto in passato nell'economia rurale di quest'area della provincia di Lucca è testimoniata da diverse fonti storico documentali, come disposizioni sulla raccolta ed esportazione dei frutti del castagno, risalenti addirittura al 1360, leggi sulla tutela dei castagneti già a partire dal 1489, nonchè dalla presenza di numerose strutture usate per la lavorazione e macinatura delle castagne disseminate in tutta la Garfagnana. Queste costruzioni (mulini e metati) hanno caratteristiche architettoniche e strutturali particolari tanto che, sia nel disciplinare che nei regolamenti edilizi comunali, esistono vincoli affinché possano essere preservati, come espressione della cultura locale e manifestazione del legame con l'ambiente.
La farina di Neccio esprime un intimo legame con la tradizione culinaria della Garfagnana. Tra le ricette tipiche di questo boscoso lembo settentrionale della Toscana troviamo infatti la polenta di farina di neccio, i manafregoli (farina di neccio cotta con il latte), il castagnaccio (pizza al forno ottenuta con farina di neccio, olio, noci e pinoli) e, per concludere, quello che potremmo definire il pane della Garfagnana che prende, appunto, il nome di 'neccio' ed è prodotto con farina, acqua e sale.
L'etichetta apposta su ogni confezione di farina riporta le seguenti indicazioni: a) 'Farina di Neccio della Garfagnana' seguita immediatamente al di sotto dalla dicitura 'Denominazione di Origine Protetta' (Dop) e dal logo identificativo; b) nome, cognome o ragione sociale del produttore, nonché la ditta e la sede di chi ha effettuato il confezionamento del prodotto (sia esso il produttore o terzi); c) quantità di prodotto contenuta all'origine nei contenitori, espressa in conformità delle norme metrologiche vigenti. L'etichetta riporta inoltre il logo comunitario delle Dop. Tale Denominazione di Origine può essere estesa anche a prodotti per la cui elaborazione è utilizzata come materia prima la farina di neccio della Garfagnana, a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione. Tali prodotti possono, quindi, essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento a detta denominazione, senza l'apposizione del logo comunitario, a condizione che la Farina di Neccio della Garfagnana Dop, certificata come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza e che gli utilizzatori della Farina di Neccio della Garfagnana siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della denominazione.