
Duemila anni di storia testimoniano il successo del Prosciutto di Parma: Marco Terenzio Varrone, nel I secolo a.C., presentava gli abitanti della Gallia padana, nel suo 'De rustica', come grandi esperti nella lavorazione delle carni suine, tanto che esportavano a Roma sia i prosciutti che interi quarti di maiale. Anche negli scritti degli storici Polibio, Strabone e Catone il Censore si trova conferma di questa voce. Un'epigrafe che si trova nei Musei Capitolini recita nel menù del giorno oltre a pullum (pollo) e piscem (pesce) anche perna (prosciutto). I Longobardi erano grossi consumatori di carne di maiale selvatico che veniva salata e trasformata in prosciutti, lardo e insaccati, ma i Longobardi della pianura padana erano agevolati nel reperimento del sale perché potevano estrarlo dalle sorgenti saline, come quelle di Salsomaggiore, vicino Parma. Qui, nelle particolari condizioni ambientali, naturali e umane che caratterizzano la zona, trova le sue origine storiche il Prosciutto di Parma, la cui fama si è poi diffusa in tutta Italia e nel mondo.
Il modo migliore per gustare appieno il gusto raffinato del Prosciutto di Parma consiste nel tagliarlo in fette molto sottili e mangiarlo crudo, da solo o accompagnato con pane o con melone, fichi, frutti esotici. Si accompagnano perfettamente a questo noto prosciutto vini sia rossi che bianchi, anche della zona di produzione; per citarne alcuni, i rossi di Toscana, i bianchi del Veneto o dell'Alsazia, o i vini di Lorena fino ad arrivare allo champagne. Se l'occasione di consumo consiste in un pasto mattutino, sarà più indicato un bianco, se si tratta di una cena ben strutturata allora si propenderà per un rosso dal bouquet rotondo.

La Corona Ducale del Consorzio marcata a fuoco sul prodotto e apposta sulle confezioni di Prosciutto di Parma pre-affettato costituisce la garanzia dell'unicità e dell'autenticità del prodotto.

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