
I primi documenti che testimoniano dell'esistenza della vite in Liguria risalgono all'epoca romana e si devono a Plinio il Vecchio; questa coltura conobbe poi un incremento notevole nel Medio Evo, durante cui si diffuse in ogni parte della regione, anche se, già allora, primeggiavano in qualità e quantità le zone intorno a La Spezia, le Cinque Terre e buona parte della riviera di Ponente. Oggi la viticoltura ligure si concentra prevalentemente sul crinale appenninico, in vista del mare, e occupa circa 11.000 ettari. Nella Val di Nervia, in provincia di Imperia, si produce la Doc Rossese di Dolceacqua, un vino rosso, antico e corposo, che, apprezzato sin dall'antichità, è stato valutato come uno dei migliori al mondo.
Il Rossese di Dolceacqua Doc si accompagna volentieri con le carni rosse e la selvaggina. In particolare può essere abbinato al coniglio alla ligure e allo stufato di castrato all'olio d'oliva, con erbe aromatiche e pomodoro. Si serve in calici ballon, a una temperatura di 16-18°C, entro due o tre anni dalla vendemmia.
Ogni etichetta deve riportare la menzione della Denominazione di Origine Controllata accanto a tutte le altre indicazioni previste per legge, quali: Regione determinata da cui proviene il prodotto; Denominazione del prodotto costituita dall'abbinamento della varietà di vite da cui proviene il vino e dalla zona geografica in cui tale varietà è coltivata; Volume nominale del vino; Nome o ragione sociale e sede dell'imbottigliatore; Numero e codice imbottigliatore, che può apparire anche sul sistema di chiusura (tappo o capsula) Nome dello Stato; Indicazione del lotto; Indicazioni ecologiche.