
L’origine della castanicoltura cuneese è antichissima. I primi riferimenti si hanno verso la fine del XII secolo e sono contenuti nel carteggio della Certosa di Pesio in cui relativamente alle acquisizioni territoriali un quinto dei terreni coltivabili era rappresentato dal castagno. Ancora agli inizi del 1800 il paesaggio agrario del posto dimostrava come il castagneto continuava ad essere al centro della vita contadina del luogo. La stessa operazione di raccolta, in passato creava nei villaggi un profondo senso di socialità, nella quale venivano coinvolte soprattutto le donne, mentre gli uomini erano impegnati al trasporto e alla battitura. Il commercio dell’epoca era basato principalmente sulla compravendita di questo frutto. Il mercato più importante era quello di Cuneo, dove durante la Fiera di San Martino, l’11 novembre. In questa occasione le castagne venivano quotate addirittura al prezzo delle uve più maggior pregio. La sagra più antica comunque rimane la “Fiera Fredda di San Dalmazzo”che con i suoi 430 anni di storia è la dimostrazione di quanto forte sia il legame tra la popolazione montana e la castagna.
Oltre al consumo del prodotto fresco, la castagna è impiegata in moltissime pietanze dalle più semplici della tradizione contadina fino alle ricette più elaborate. Accanto alle classiche castagne bollite o arrostite trovano posto i «marron glace», il rotolo di cioccolato con i marroni, le altre preparazioni salate, come l’arrosto di maiale e il capriolo con le castagne.
I consumatori identificheranno il prodotto con la denominazione "Castagna Cuneo IGP", apposta sulle confezioni e da specifico logo, che raffigura il profilo di una castagna leggermente inclinata sul lato destro mentre, il profilo sinistro del frutto è delineato dalla scritta castagna ed una foglia posta alla base, reca al suo interno la scritta Cuneo.