
Le acciughe del Mar Ligure, nella loro regione di appartenenza vengono chiamate da sempre "Pan do mâ", ovvero "pane del mare", in quanto rappresentano il nutrimento principale dei pesci predatori e del pesce azzurro. Si tratta di uno dei prodotti più consumati ed esportati dalla regione fin dal Medioevo, periodo in cui rappresentavano merce di scambio con il Piemonte. Nel 1100, la tecnica di conservazione ("salatura") dell'Acciuga del Mar Ligure, venne perfezionata, dunque la pratica, attestata anche da diversi documenti storici (cfr. Statuti comunali), è decisamente molto antica.
L'acciuga salata del mar Ligure, a Genova in particolare, viene tradizionalmente utilizzata come antipasto, posta su un piatto, coperte d'olio e spolverizzate di origano e aglio. Le acciughe, così condite, è preferibile che vengano gustate dopo qualche ora dalla preparazione..
L'etichetta posta sopra le "arbanelle", deve riportare, con caratteri di stampa doppi rispetto a quelli di altre indicazioni, la dicitura "Acciughe sotto sale del Mar Ligure" I.G.P. Indicazione Geografica Protetta". Nella medesima etichetta deve comparire il nome, la ragione sociale, l'indirizzo del produttore e nell'eventuale confezionatore del prodotto, nonché il peso netto del prodotto stesso (sgocciolato). La dizione "Indicazione di origine protetta", può essere ripetuta in altra parte del contenitore o dell'etichetta anche in forma di acronimo "I.G.P". Deve essere indicata la composizione della salamoia e tutti gli ingredienti utilizzati, ovvero: acciughe del Mar Ligure, acqua e sale. Deve inoltre essere indicata la data di confezionamento e la data di scadenza. Tale data non dovrà superare i 24 mesi dalla data di confezionamento. Infine, sempre sulle etichette, deve essere riportato il simbolo grafico.