
La “Rivista Geografica Italiana”, in un articolo del 1980 (n.87), riportava che la coltura del castagno nel comune di Vallerano, esisteva già nell'anno 1500. Nel 1584 il principe Farnese autorizzò l'esportazione delle castagne ai paesi vicini solo verso quelli che potevano fornire in contro partita cereali. Dunque in quest’area i castagneti sono certamente preesistenti alle altre colture arboree e da sempre il clima e la natura del terreno regalano una buona fertilità. Quest’ultimo, infatti, denota la presenza di substrati tufacei di origine vulcanica ricchi in sostanza organica. In passato le grotte nel tufo erano utilizzate per la cura e la conservazione delle castagne che successivamente venivano essiccate nel «radiccio». Questi manufatti restano ad indicare quanto radicata e continua è la presenza del castagno. Ad avvalorare tale tesi, nel volume «Vallerano e le Confraternite» scritto da Monsignor Manfredo Manfredi e pubblicato nel 1996, è indicato che il maggiore sostentamento delle locali confraternite era rappresentato dalla vendita delle castagne.
Oltre al consumo del prodotto fresco, la castagna è impiegata in moltissime pietanze dalle più semplici della tradizione contadina fino alle ricette più elaborate. Viene consumata in svariati modi: bollita o cotta sul fuoco, glassata (marron glacé), come marmellata, come accompagnamento a piatti di carne (arista) o pesce (baccalà), come ripieno di paste farcite, come ingrediente di svariati dolci e per la produzione di liquori. Inoltre, viene venduta come farina, ottima per la preparazione del castagnaccio.
I consumatori identificheranno il prodotto con la denominazione "Castagna di Vallerano DOP", apposta sulle confezioni e da specifico logo.