Abbacchio Romano Igp

Abbacchio è il termine romanesco indicante l’agnello giovane, lattante, macellato per la vendita, che conserva, nella storia della cucina romana e laziale, un ruolo fondamentale. Dal vocabolario romanesco di Chiappini ricaviamo che “si chiama abbacchio il figlio della pecora ancora lattante o da poco slattato; agnello, invece, il figlio della pecora presso a raggiungere un anno di età e già due volte tosato”. E’ una denominazione, questa, esclusivamente laziale, tanto che, continua il Chiappini, “a Firenze non si fa distinzione, l’uno e l’altro si chiamano agnello”. Campo Vaccino, sede del mercato del bestiame, è il luogo in cui, già dal '300, si teneva il mercato degli abbacchi, degli agnelli, dei castrati e delle pecore. Il consumo era considerevole nel corso della cosiddetta "agnellatura" (macellazione dei capi da uno a sei mesi di età) che si teneva nel periodo compreso tra Pasqua e Giugno. Nell'agro romano in occasione dell'abbacchiatura e della carosa (tosatura) i pastori usavano banchettare con la "pagliatella", cioè la carne più grassa dell' intestino dell'abbacchio cotta alla brace, e la pezzata o sponsata, ossia carne di pecora tagliata a pezzi. I Papi, dopo la caduta dell'Impero Romano, vietarono alle pecore di pascolare in tutta la Campagna Romana, prima di Sant'Angelo di settembre (29 settembre) ed imposero l'uscita da tutto il territorio, a Sant'Angelo di maggio (3 maggio), quindi il bestiame si rimetteva in movimento per raggiungere i freschi pascoli degli Appennini e sfuggire alla calura estiva. Il mercato della carne di agnello e di castrato, divenuto un grosso affare, era regolato da norme severissime, come la dogana, la grascia per il commercio delle carni, l’annona, editti e gabelle. Il 17 ottobre 1768, fù firmato dal Cardinale Carlo Rezzonico, un editto per regolare la vendita degli abbacchi. Numerose sono le feste e le sagre che si svolgono nella regione Lazio, dal 1952 si svolge nel comune di Roiate (Roma) la “Sagra dell’abbacchio Romano”, e dal 1978 nel comune di Fiamignano (Rieti) la “Mostra Rassegna Ovina”.

 

Come si consuma

In una casseruola di ferro o in pentola sul fuoco far scottare nell’olio le ossa dell’abbacchio. Nella preparazione si possono aggiungere il vino , l’aceto, il sale e pepe a vostro gusto. Quando l’abbacchio è morbido, bisogna toglierlo dal fuoco e servire con un rametto di rosmarino. L’abbinamento è classico con le “ramoracce”, erbe spontanee della campagna romana, di eccezionale gusto; verranno bollite e poi ripassate in padella. Ottimo anche accompagnato con le patate ed un buon vino rosso.

Come si riconosce

L'agnello che diventerà l'Abbacchio Romano Igp, può essere riconosciuto dalla fascetta o dal bottone auricolare che porta all'orecchio sinistro per identificare l'allevamento, ma per il consumatore è soprattutto l'etichetta e il suo logo che ne garantisce l'origine e l'identificazione. Inoltre, la confezione del prodotto deve recare obbligatoriamente sull'etichetta a caratteri di stampa chiari, leggibile e maggiori degli altri, la scritta «Abbacchio Romano» seguita da Indicazione geografica protetta o Igp. Il logo è variopinto e facilmente identificabile: un quadrato composto da tre linee colorate - verde, bianco e rosso - interrotto da una linea ondulata e collegata ad un ovale al cui interno è rappresentata la testa di agnello stilizzata. Il nome «Abbacchio» è riportato in coloro giallo e «Romano» in rosso«. Il vero Abbacchio Romano dovrà figurare in lingua italiana anche nei menù in giro per l'Europa.

 

 

 

Carta di Identità

Tipologia
Agnello "da latte" (sino ai 8 kg di peso morto).
Descrizione
La denominazione di “Abbacchio Romano” è riservata esclusivamente agli agnelli, maschi o femmine, nati e allevati allo stato brado e semibrado, di razza Sarda, Comisana, Sopravissana, Massese, Merinizzata Italiana e relativi incroci. Gli agnelli vengono macellati tra i 28 e i 40 giorni di età.
Caratteristiche
La carne dell’Abbacchio Romano, messa in commercio secondo differenti tagli (intero, mezzena, spalla e coscio, costolette, testa e coratella), presenta un colore rosa-chiaro con grasso di copertura bianco, tessitura fine, consistenza compatta, leggermente infiltrata di grasso, sapore delicato con odori tipici di una carne giovane e fresca. Caratteristica distintiva dell'Abbacchio Romano è data dalla scarsa presenza di grasso sia di copertura che infiltrato.
Zona di produzione
La produzione dell’Abbacchio Romano comprende l’intero territorio della regione Lazio che grazie alla natura dei rilievi (monti calcarei e vulcanici, colline, pianure alluvionali), ad una temperatura media annuale variabile tra 13 -16° C, alle precipitazioni annuali (comprese tra valori minimi di 650 mm, lungo la fascia litoranea, di 1.000-1.500 mm, nelle pianure interne fino ai 1.800-2.000 mm, in corrispondenza del Terminillo e dei Simbruini), permette di sfruttare le condizione migliori per l'allevamento degli ovini, senza provocare alcuno stressa gli animali.
Presenza sul mercato
Tutto l’anno.
Riferimenti normativi
Il marchio Igp è stato iscritto con regolamento CE n. 507 del 15 giugno 2009. Data di pubblicazione GUCE L. 151 del 16 giugno 2009.

Ulteriori informazioni

  1. Abbacchio Romano Igp
    1. Scheda di approfondimento