
L'etimologia del nome Trebbiano, non è facile da individuare, Plinio, nella sua "Storia Naturale", scrive di un "Trebulanum" originario della Campania che sarebbe poi stato importato in Abruzzo. Questo vino che durante il periodo dell'impero romano, godeva di scarso successo presso i bevitori raffinati, tanto da essere chiamato il vino dei soldati suoi grandi estimatori, è oggi uno dei più noti e apprezzati vini italiani. D'altro canto le terre d'Abruzzo, come ricordò anche il poeta latino Ovidio, originario di Sulmona, sono sempre state generose di uve e vini pregiati.
Il Trebbiano d'Abruzzo va servito ad una temperatura di circa 10°, 12° gradi in calici per vini bianchi giovani. Il periodo di consumo ottimale è entro un anno dalla vendemmia. Si abbina bene a pesce, piatti a base di uova, formaggi come l'incanestrato, scamorza e minestra di farro.
Ogni etichetta deve riportare la menzione della Denominazione di Origine Controllata accanto a tutte le altre indicazioni previste per legge, quali: Regione determinata da cui proviene il prodotto; Denominazione del prodotto costituita dall'abbinamento della varietà di vite da cui proviene il vino e dalla zona geografica in cui tale varietà è coltivata; Volume nominale del vino; Nome o ragione sociale e sede dell'imbottigliatore; Numero e codice imbottigliatore, che può apparire anche sul sistema di chiusura (tappo o capsula) Nome dello Stato; Indicazione del lotto; Indicazioni ecologiche.