
La vocazione silvo-pastorale del territorio dell'Alta Murgia, nei dintorni di Bari, ha una storia millenaria che si intreccia indissolubilmente con quella del Canestrato Pugliese. Il nome di questo formaggio deriva dai canestri di giunco nei quali lo si fa stagionare. E proprio questi canestri di giunco, le cosiddette fiscelle, sono uno dei prodotti più tradizionali dell'artigianato pugliese. La produzione del Canestrato è legata alle pratiche della transumanza, a cui questo formaggio deve la diffusione. Nell'epoca moderna, il momento di svolta nella produzione del Canestrato Pugliese è stato il 1946, quando i lungimiranti allevatori locali intravidero nell'associazionismo la carta vincente per il futuro delle loro aziende e dell'ambiente nel quale operano.
Il Canestrato Pugliese giovane, stagionato per circa novanta giorni, viene utilizzato per accompagnare fave, pere o verdure crude in pinzimonio, abbinato a vini bianchi o rosati purché secchi e fermi. Il Canestrato Pugliese maturo, invece, viene usato principalmente grattugiato per insaporire primi piatti a base di carne, ma può essere consumato anche come secondo piatto servito a schegge assieme a ravanelli, olive, cicoria e sedano. In questo caso lo si abbina bene a vini rossi strutturati e invecchiati, come il Cabernet o il Chianti.
L'autentico Canestrato pugliese Dop si riconosce al caratteristico scalzo della forma modellato con particolari stampi e alla pelure apposta sulla faccia piana in cui viene riportato il nome del prodotto.