
Le razze del Vitellone bianco dell'Appennino Centrale oggi allevate come razze da carne, la Chianina, la Marchigiana e la Romagnola, fino a metà Ottocento sono state utilizzate per il lavoro dei campi nella tipica azienda mezzadrile italiana. La particolare conformazione fisica, dovuta al loro patrimonio genetico, ma anche alle tecniche di allevamento e di alimentazione dei bovini, dona alle carni degli animali caratteristiche qualitative specifiche e identificabili. Inoltre, il disciplinare di produzione è strutturato in modo tale da essere molto vicino alle normative vigenti in materia di zootecnia a basso impatto ambientale e recupero delle aree marginali. Il consorzio di tutela del Vitellone bianco dell'Appennino Centrale è stato il primo in Italia ad adottare una certificazione elettronica della qualità, comunicando volontariamente al consumatore il 'percorso' che la carne effettua prima di arrivare nel piatto: chi acquista questo prodotto trova sulla confezione uno scontrino contenente una vera e propria 'carta d'identità' dell'animale, dal luogo di nascita e di allevamento fino alla data di macellazione.
La carne del Vitellone bianco dell'Appennino Centrale si apprezza pienamente soprattutto se preparata alla griglia, con l'aggiunta di un filo d'olio d'oliva extravergine a fine cottura.

La carne di Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale viene immessa al consumo provvista di particolare contrassegno a garanzia dell'origine e dell'identificazione del prodotto. Il contrassegno è costituito dal marchio che reca la scritta Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale e raffigura al centro un bovino stilizzato con un 5 formante la testa e con gambe composte da una R ripetuta quattro volte semisovrapposta. Il marchio, che deve essere conservabile in tutte le fasi della distribuzione, è inoltre accompagnato dalla menzione Indicazione Geografica Protetta e/o I.G.P.