"Anche le città credono di essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tenere su le loro mura". Potremo usare questa descrizione di Italo Calvino, scrittore ligure, per parlare di Genova. Ci sono tutti i tratti della Liguria magra e ossuta in Genova, che lo scrittore celebra in una delle sue città invisibili. "Città che esiste e ha un semplice segreto. Conosce solo partenze e non ritorni. Città bianca, esposta alla luna, dove le vie girano su loro stesse come gomitoli. Dove uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale e decisero di costruire la città che videro nel sogno". Città di Chiese, Genova, come la Cattedrale San Lorenzo, la cui collocazione fece sì che il sagrato, in una città priva di piazze e senza una sede per il potere laico, rimanesse per tutto il Medioevo l'unico spazio pubblico. Città di splendidi palazzi barocchi, rinascimentali e medievali, come palazzo San Giorgio che - realizzato nel 1260 - nel 1451 fu sede del Banco di S. Giorgio, all'epoca considerata una delle banche più efficienti ed organizzate d'Europa, cassaforte della Repubblica di Genova sino al XVII secolo. Si dice che Marco Polo, qui prigioniero, abbia dettato Il Milione a Rustichello da Pisa, suo compagno di carcere dopo la vittoria dei genovesi alla Meloria.
Un tuffo nel glorioso passato della Repubblica marinara è offerto al viaggiatore che, tra maggio e giugno, si conceda una sosta nel capoluogo ligure. Consentito, pero', solo una volta ogni quattro anni, quando ha luogo la regata delle antiche Repubbliche marinare, contraddistinte da colori e polene diverse. Per Amalfi l'azzurro e il cavallo alato; per Genova, il bianco e il grifo; per Pisa, la porpora e l'aquila; per Venezia, il verde e il leone. Con l'idea di restituire Genova al suo mare, l'architetto Renzo Piano ha ridisegnato tutta l'area nella zona più antica del porto, collocata di fronte a Palazzo S. Giorgio e Piazza Caricamento. Oggi questa zona si presenta con passeggiate sul mare, grandi aree per feste e concerti, Il Bigo, l'ascensore panoramico, le settecentesche palazzine del Porto Franco, un moderno centro congressi e l'Acquario che, dal 1998, ha inaugurato La Nave Blu (collegata alla struttura preesistente da un grosso ponte), diventando così, di fatto, l'Acquario più grande d'Europa.
A Pra, in provincia di Genova, il visitatore avrà la prima delle tante sorprese culinarie: l'assaggio del pesto, preparato con il basilico, che a Pra si raccoglie tutto l'anno, aglio, pinoli, parmigiano reggiano, pecorino sardo e olio extravergine di oliva della Riviera Ligure, prodotto con olive della varietà Taggiasca, piantata dai monaci benedettini nel XIII secolo.
Proseguendo lungo la prodigiosa costa ligure, incontriamo prima Savona, centro di produzione di belle ceramiche, poi Alassio con le sue dolci sorprese come il fagoccio (pane dolce arricchito da canditi e frutta secca, aromatizzato con semi di anice, acqua di fiori d'arancio e Marsala) e i baci di Alassio, dolcetti a base di nocciole. Consigliabile anche una sosta a Imperia, terra ricca di suggestioni culinarie. Qui si può assaggiare un altro piatto tipico della cucina ligure: i pansoti in salsa di noci (un impasto di uova, farina e vino bianco, ripieno di bietole, borragine, spinaci, uova e quagliata, condito con noci tritate, maggiorana, molliche di pane, parmigiano, sale e olio) accompagnati dai vini Doc Rossese di Dolceacqua, ottimo con la carne e la selvaggina, e dal Riviera ligure di Ponente, prodotto nei tipi Pigato, Rossese, Vermentino e Ormeasco.
A Dolceacqua, il 20 gennaio, si consuma un'altra particolare rappresentazione, legata al martirio di San Sebastiano. Una pianta di alloro, dopo essere stata portata in processione, viene piantata in terra davanti alla chiesa da cui è partito il corteo. I fedeli staccano uno ad uno i rami dell'alloro che dovrebbe rappresentare l'albero a cui viene legato e martirizzato San Sebastiano.
Da non perdere la vicina Sant'Agata D'Oneglia, dove si produce un'ottima crema d'olive. Lasciata la costa per l'entroterra, si raggiunge infine Triora, terra di streghe, cacciate dall'Inquisizione del XVI secolo, e di alpeggi dove pascolano capre e vacche da cui si ottengono le tumette di capra e il brusso, buonissima ricotta caprina lasciata fermentare in forme di legno chiuso, rimestata spesso e conservata sotto un velo di olio extravergine, rigorosamente Dop. Una ricetta davvero diabolica.