Una gigantesca ragnatela di luce e spazio svetta verso il cielo. È la cupola del nuovo Museo d'arte moderna e contemporanea di Rovereto. Un emblema della città, soprannominata "l'Atene del Trentino", e un simbolo della cultura della regione dalle montagne incantate, madri di ricchezza inesauribile, e dai fondovalle angusti, padri di un particolarismo schivo e sospetto nei confronti dell'altro nazionale.
L'esasperata contrapposizione con le istituzioni centrali si è risolta con l'adozione nel 1971 di uno statuto autonomo che ha scolpito il volto bifronte della regione nelle due facce di Trento e Bolzano. Tuttavia, la divaricazione degli indirizzi politici e amministrativi delle due province a difficile tutela delle minoranze ladine e, sul piano culturale, un uso talvolta strumentale della propria tradizione sono indicazioni di un travagliato percorso verso uno sviluppo che non si è ancora concluso.
Le drammatiche vicende, legate alle differenze etnico-linguistiche della comunità italo-tedesca, si sono stemperate ricorrendo a un'ampia autonomia politica, espressione di una prassi antica di rapporti tra popolazione e autorità che scaturisce da una gestione asburgica del potere.
Nonostante la nascita dell'Irst, braccio scientifico dell'Istituto trentino di cultura, che anticipa nelle sue ricerche tutti i possibili scenari dell'intelligenza artificiale - dagli studi sull'antimateria alla telemedicina, dalle applicazioni innovative del silicio all'ingegneria del software - nel subconscio regionale si è comunque sedimentata una cultura per certi versi ancora fortemente rurale.
Anche per questa ambiguità caratteriale il Trentino possiede un magnetismo profondo che ne fa polo di attrazione turistica e motivo di fierezza per i suoi abitanti. E i trentini sono anche fieri di proclamarsi contadini: "da noi il contadino è ancora una persona rispettata", dicono indicando con orgoglio i campi sapientemente adibiti alle coltivazioni specifiche più remunerative, come la gelsobachicoltura, la tabacchicoltura, la frutticoltura e la zootecnia, grazie alla quale si producono ottimi formaggi Dop (Grana Padano, Asiago e Provolone Valpadana) e un delizioso Speck (Igp).
Frutto per eccellenza del Trentino è invece la mela, ma si tratta di un primato ora insidiato dall'uva. Qui il frutto di Eva è una tentazione irresistibile quanto quello di Bacco, che ha il sapore di vigneti di teutonica denominazione. Accanto a vini bianchi e spumanti Doc di altissimo pregio qualitativo, troviamo anche vini Igt, a volte dal nome impronunciabile, come il "Mitterberg tra Cauria e Tel", ma piacevolissimi nel gusto, che è, per i buongustai, il più efficace dei traduttori.